Enrico Serpieri
1809
1872
Monumento realizzato da Sisto Gallavotti
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Caricamento in corso…
Enrico Serpieri
INDICAZIONI
Le coordinate della tomba sono: Latitudine: 39.210847667720174, Longitudine: 9.12416999245147
INDICAZIONIGENITORI
FRATELLI E SORELLE
CONIUGI
FIGLI
Più adeguata alla penna di un romanziere, piuttosto che a quella dello storico, l’avventurosa e travagliata navigazione sulle acque della vita in cui si risolse l’esistenza del patriota e imprenditore Enrico Serpieri ha trovato il suo definitivo approdo lungo il viale centrale del Vecchio camposanto, nel cimitero di Bonaria a Cagliari.
Nato a Rimini nel 1809, da una famiglia di industriali del vetro e commercianti, aveva appena 21 anni e frequentava la facoltà di Medicina a Bologna quando a Parigi, dal 27 al 29 luglio 1830, si consumarono le “tre gloriose giornate” di insurrezione popolare cui seguirono la cacciata di Carlo X e la chiamata al trono di Luigi Filippo, re costituzionale “dei Francesi”.
Gli avvenimenti d’oltralpe produssero fermento anche in Italia, dove da tempo la borghesia progressista mal tollerava la cappa di autoritarismo oscurantista imposta alle crescenti esigenze di libertà proprie dei tempi nuovi dall’ormai anacronistica Restaurazione post napoleonica. Così nel febbraio 1831, provocati da varie società segrete rivoluzionarie e repubblicane che confidavano, vanamente, nell’appoggio del nuovo governo francese, prima nel ducato di Modena e poi nelle legazioni dello Stato pontificio scoppiarono violenti moti di protesta e varie città dichiarano la propria emancipazione dai rispettivi monarchi, dando vita a un primo embrione di entità statuale indipendente chiamato Province Unite Italiane. Ben presto però, invocata dal papa, giunse la repressione da parte dell’esercito austriaco, che presidiava l’attiguo Regno Lombardo-Veneto allora unito alla corona asburgica, con la dura sconfitta degli insorti nella battaglia delle Celle, presso Rimini, il 25 marzo di quello stesso anno. Il 26 aprile successivo, poi, cadde anche la piazzaforte di Ancona, e la “Legione Pallade”, in cui avevano militato Enrico Serpieri e tanti altri studenti universitari suoi colleghi, fu completamente annientata. Cominciarono così gli arresti e i processi sommari dei “cospiratori”: Serpieri si salvò rifugiandosi a Marsiglia, ma espulso dalla Francia riparò a San Marino, da dove proseguì la propria attività insurrezionalista aderendo alla Giovine Italia di Giuseppe Mazzini.
Quando poi, in Romagna, il movimento mazziniano si sfaldò, Serpieri e altri patrioti fondarono la “Legione Italica”, che si trovò puntualmente in prima linea, nel 1843, allo scoppio dei moti di Bologna.
Nell’agosto di quell’anno la polizia borbonica aveva scoperto una congiura volta a promuovere un’insurrezione repubblicana nel Regno delle Due Sicilie. Nel progetto era coinvolta anche la Carboneria di Bologna, della quale, grazie al sequestro di alcune lettere compromettenti, furono così scoperti i capi, immediatamente segnalati alla polizia papalina che procedette al loro arresto. L’atto provocò una rivolta popolare, che si risolse il 24 agosto nella battaglia campale di Castel del Rio: l’armata degli insorti, male equipaggiata e peggio organizzata, dovette soccombere di fronte all’esercito regolare degli zuavi pontifici e molte furono le uccisioni e le successive incarcerazioni di feriti e superstiti.
Nel mese di settembre a ribellarsi furono Imola e Ravenna ma anche in questo caso la repressione papalina fu inflessibile.
Nel 1844 i rivoltosi furono giudicati in un grande processo collettivo celebrato a Bologna, condotto in maniera così poco equanime e tanto crudele da far inorridire perfino lo stesso cancelliere austriaco principe von Metternich: moltissime furono le condanne a morte e durissime quelle alla pena detentiva. A Enrico Serpieri fu comminato l’ergastolo, da scontarsi nella famigerata Rocca di San Leo.
Nel 1846 però, ascendendo al soglio pontificio, Pio IX concesse l’amnistia a tutti i detenuti politici e Serpieri fu scarcerato. Presto deluso dall’atteggiamento del nuovo papa, nel quale i patrioti italiani si erano illusi di poter vedere colui che avrebbe guidato il risorgimento nazionale, negli anni 1848-1849 fu deputato di Rimini nella Costituente romana, che dichiarò decaduta la monarchia pontificia e proclamò la repubblica. Caduta la Repubblica Romana fuggì a Torino, dove il Piemonte si sentiva moralmente obbligato ad accogliere i tanti esuli della sfortunata Prima guerra d’Indipendenza. Tuttavia, nel timore che potessero congiurare anche contro il regno sabaudo, ai repubblicani più accesi fu destinata la residenza in Sardegna.
Per questo motivo, nel 1850, Enrico Serpieri si trasferì nell’isola con la famiglia, assumendo la direzione della miniera di Gibas, presso Porto Corallo-Villaputzu, appartenente alla genovese Società dell’Unione Miniere Sulcis Sarrabus in Sardegna.
Cinque anni più tardi la miniera si allagò, a causa di un’alluvione, e fu deciso di abbandonarla. Serpieri finì sul lastrico ma a salvarlo intervenne il conte Pietro Beltrami, suo personale amico e compagno nell’attività cospirativa contro il governo pontificio e poi nell’esilio, che si era posto a capo di un’impresa per la produzione di carbone vegetale. In questa nuova attività di ispettore forestale, che lo portava a percorrere vaste regioni dell’isola, il Serpieri ebbe la fortuna di scoprire le grandi distese di antiche scorie piombifere abbancate presso Domusnovas, residuo dell’imperfetta attività estrattiva svolta in età romana e medievale e quindi ancora ricchissime di metallo. La sua peculiare esperienza di fonditore vetraio, acquisita presso l’azienda di famiglia, gli suggerì l’idea di rifonderle sul posto, in altiforni alimentati con carbone di legna e coke, il cui prodotto finito si sarebbe rivelato concorrenziale, in quanto al costo, grazie al fatto che l’approvvigionamento di minerale sarebbe venuto dalla coltivazione di cave a cielo aperto, anziché di miniere in galleria.
Acquistati così i terreni più ricchi, in società con l’officina Bouquet di Marsiglia che trattava minerali di piombo, nel 1858 impiantò una moderna fonderia in grado di trattare circa 10 tonnellate di scorie al giorno, con una produzione giornaliera di 0,5 tonnellate di piombo d’opera.
Il successo dell’impresa fu tale da consentire successivamente a Enrico Serpieri di acquisirne la totale proprietà azionaria, rilevando la quota francese. Nel 1861 poté quindi costruire una nuova fonderia a Fluminimaggiore – che fece gestire dai figli Attilio e Cimbro i quali, suoi degni emuli in quanto a sentimento patriottico, in quel momento erano reduci dalla Seconda guerra d’Indipendenza – e già l’anno successivo si ritrovò a essere il produttore di più della metà complessiva del piombo d’opera sardo.
Divenuto così uno degli imprenditori più ricchi e autorevoli operanti in Sardegna, egli fu anche il primo presidente della Camera di Commercio di Cagliari, fondata proprio nel 1862. Nel 1865, per il grande prestigio acquisito, fu eletto deputato alla Camera per il natio collegio di Rimini (IX legislatura).
Sempre laborioso e instancabile, successivamente, Enrico Serpieri iniziò la ricerca mineraria anche nella zona di Baueddu (Malacalzetta), nel Salto di Gessa, in accordo con i commercianti livornesi Modigliani, suoi proprietari, e chiusa la fonderia di Fluminimaggiore ne eresse un’altra a Funtanamare, ponendola sotto la direzione dell’amico Giulio Keller.
Già nel 1863, infatti, aveva perso il figlio Cimbro, e nel 1867 era morto di malaria anche il figlio Attilio, appena rientrato in Sardegna dopo aver nuovamente combattuto come volontario, agli ordini di Garibaldi, nella Terza guerra d’Indipendenza.
Il primogenito Gian Battista, invece, aveva ricevuto l’incarico di esportare il progetto imprenditoriale anche in Grecia, dove erano state localizzate altre discariche antiche di scorie piombifere, le quali si rivelarono così abbondanti da consentire all’impresa di assumere dimensioni economiche nettamente superiori rispetto a quella sarda.
Quando Enrico Serpieri morì, a Cagliari, l’8 novembre 1872, fu dunque Gian Battista che ne commissionò il monumento funebre, eretto nel 1876 presso quelli di Cimbro e di Attilio.
L’opera, realizzata dallo scultore romagnolo Sisto Galavotti, consiste in un colossale tronco di piramide acroteriato in marmo bianco, decorato ad altorilievo su tre lati. Sui fianchi le allegorie mitologiche della Carità, dell’Agricoltura e del Commercio alludono rispettivamente alle virtù familiari, alla generosità del defunto e al fatto che, per le sue indubbie qualità imprenditoriali, egli fosse stato presidente della locale Camera di Commercio. Sulla fronte, invece, lo spazio fu riservato al resoconto cronachistico dell’episodio più importante e più gravido di conseguenze nella vita del Serpieri. Il suo significato, quasi fosse una didascalia, è spiegato dall’epitaffio:
DEPUTATO NEL 1849 IN ROMA
PRIMO AI PERICOLI
ULTIMO A CEDERE PROTESTANDO
ALLO STRANIERO INVASORE
OPPOSE LA FORZA DEL DIRITTO
INESPUGNABILE
La scena rappresenta l’irruzione dei soldati francesi nell’aula del parlamento della giovane Repubblica Romana, per arrestarne i deputati nel nome del papa-re Pio IX. Enrico Serpieri, che faceva parte dell’assemblea, si oppone alla violenza soldatesca affrontando l’invasore che, illegalmente, veniva a sciogliere un organismo di governo legittimo democraticamente eletto.
Il Galavotti, molto efficacemente, improntò queste figure a un naturalismo purista di derivazione canoviana, che volge al verismo romantico e all’idealizzazione patriottica risorgimentale. La spada dell’ufficiale francese, come testimoniato da Cosimo Fadda, era mancante già nel 1907.
Nel monumento manca qualunque simbolo religioso, coerentemente agli orientamenti ideologici del Serpieri che aveva aderito alla massoneria.
Le altre iscrizioni incise sul monumento, tetragono come furono la volontà e la costante aspirazione libertaria e repubblicana di Enrico Serpieri, rispettivamente recitano, sul lato destro:
I GIORNI DELL ‘ESILIO
E LA OSPITALITA’
CONFORTAVA ONORAVA
CON LAVORO ASSIDUO
CON FEDE SPECCHIATA
NUOVE INDUSTRIE CREANDO
Sul lato posteriore:
ENRICO SERPIERI
NATO A RIMINI
IL IX NOVEMBRE MDCCCIX
DEL RISORGIMENTO NAZIONALE
STRENUO PROPUGNATORE
PATI’ CARCERE ESILIO
SEMPRE ONORANDO LA PATRIA
MORI’ LI’ VIII NOVEMBRE MDCCCLXXII
IN CAGLIARI
DOVE OSPITE AMABILISSIMO
CONSIGLIERE COMUNALE
PRESIDENTE LA CAMERA DI COMMERCIO
DEPUTATO AL PARLAMENTO
CAVALIERE DI PIU’ ORDINI
AL BENE PUBBLICO
CON RARA OPEROSITA’
INTESE COSTANTEMENTE
Sul lato sinistro:
PADRE E SPOSO
ESEMPIO DI VIRTU’ D’AFFETTO
DI UMANISSIMO CUORE
IL NOME SUO ONORATO
RENDEVA CARO A TUTTI
BENEFICANDO
La Repubblica Romana durò dal 9 febbraio al 4 luglio 1849 e a difenderla era venuta gente da tutta Italia, vergando così una delle più belle pagine di storia del Risorgimento. Ferito il 3 giugno durante l’assalto a Villa Corsini, occupata dai francesi, per l’ideale repubblicano perse la vita ad appena 22 anni anche Goffredo Mameli, autore del nostro inno nazionale.
Enrico Serpieri (1809-1872), monument by Sisto Galavotti (1876)
More suited to the pen of a novelist than that of an historian, the adventurous, perilous navigation through the waters of life which marked the existence of the patriot and entrepreneur Enrico Serpieri found its last resting place along the central avenue of the Vecchio Camposanto (the Old Cemetery), in the Cemetery of Bonaria in Cagliari.
Born in Rimini in 1809, of a family engaged in the production and trading of glassware, he was just 21 years of age and was studying medicine at the University of Bologna when, from 27 to 29 July 1830, the ‘Three Glorious Days’ took place in Paris, a popular insurrection which resulted in the dethronement of Charles X and the call to the throne of Louis Philippe, the constitutional king ‘of the French’.
The events on the other side of the Alps produced an uproar also in Italy also, where the middle class was chafing under the backward authoritarianism of the Restoration which had followed the fall of Napoleon and which stifled the growing need for freedom of the new times. Thus, in February 1831, on the initiative of various secret revolutionary and republican societies which confided– alas, in vain – on the support of the new French government, violent protests erupted first in the Duchy of Modena and subsequently in the legations of the Papal States. Several cities declared their emancipation from their respective monarchs, giving life to a first embryo of an independent State called the United Italian Provinces. However, on the Pope’s request, the insurrection was soon suppressed by the Austrian army, which controlled the nearby Lombardo-Venetian Kingdom, which at the time belonged to the Habsburg Empire; this led to the final defeat of the rebels in the battle of Celle, near Rimini, on 25 March of that same year. On 26 April, the stronghold of Ancona also fell and the ‘Pallade Legion’, in which Enrico Serpieri and many other fellow university students had fought, was completely annihilated. Then began the arrests and summary trials of the ‘conspirators’: Serpieri saved himself by fleeing to Marseilles, but was subsequently expelled from France and sought sanctuary in San Marino, where he continued his insurrectional activity by joining the Giovine Italia of Giuseppe Mazzini.
After Mazzini’s movement failed in Romagna, Serpieri and other patriots founded the “Legione Italica”, which was in the forefront of the Bologna uprising in 1843.
In August of that year the Bourbon police had discovered a plot to launch a republican uprising in the Kingdom of the two Sicilies. The Carboneria of Bologna was also involved in the scheme, and thanks to the discovery of some compromising letters, the leaders were revealed and reported to the Papal police which immediately ordered their arrest. This act led to a popular revolt which ended on 24 August in the great battle of Castel del Rio: the rebel army, poorly equipped and worse organised, was overwhelmed by the regular army of the Papal Zouaves – many were killed and many others, injured and survivors, were thrown in prison.
In September, it was the turn of Imola and Ravenna to rebel, but in this case too Papal repression was implacable.
In 1844, the rebels were brought to judgement in a great collective trial held in Bologna, conducted in such an unfair and cruel manner that even the Austrian Chancellor, Prince von Metternich, was horrified: many were the sentences of death and the prison terms imposed were extremely harsh. Enrico Serpieri was sentenced to life imprisonment, and confined to the awful prison of Rocca di San Leo.
However, in 1846 with the election of Pope Pius IX an amnesty was granted to all political prisoners and Serpieri was freed. He was soon disappointed by the new Pope, who the Italian patriots had initially seen as a possible leader of the national Risorgimento, and in the years 1848-1849 he was the member for Rimini of the Constituent Assembly of Rome, which declared the Papal Monarchy fallen and proclaimed the republic. When the Roman Republic fell he fled to Turin, since Piedmont felt a moral obligation to support the many exiles of the unfortunate First War of Independence. However, the most vehement republicans were required to to take up residence in Sardinia, in the fear that they might conspire against the Savoy Kingdom too.
For this reason, in 1850 Enrico Serpieri moved to the island with his family, taking on the management of the mine of Gibas, near Porto Corallo-Villaputzu, which belonged to the Genoese Società dell’Unione Miniere Sulcis Sarrabus in Sardegna.
Five years later the mine was flooded and it was decided to abandon it. Serpieri lost everything, but was saved by the intervention of Count Pietro Beltrami, his personal friend and a companion in the conspiracy against the Papal government and subsequently during his exile, and he was placed at the head of an enterprise for the production of vegetable charcoal. In this new activity of forest inspector, as a result of which he covered large areas of the island, Serpieri had the good fortune to discover large stretches of ancient lead-bearing mining waste in the countryside of Domusnovas, the remains of the inefficient mining activity carried out in Roman and medieval times and thus still very rich in metal. His glassmaking experience, gained in the family enterprise, suggested to him the idea of resmelting this waste rock on the spot, in furnaces fed by wood coal and coke, in order to obtaining mineral at competitive costs, since the ore would come from the open-air quarrying and not from underground mining.
Having purchased the areas richest in mine waste, in partnership with the Bouquet enterprise of Marseilles which processed lead minerals, in 1858 he set up a modern smelting plant able to process some 10 tons of material day, with a daily production of 0.5 tonnes of bullion lead.
The success of the enterprise was such that it allowed Enrico Serpieri subsequently to take over, the French share of the enterprise and become the sole proprietor. In1861 he built a new smelting plant at Fluminimaggiore – which he placed under the management of his sons Attilio and Cimbro who, having inherited their father’s patriotic spirit, had just returned from the Second War of Independence – and the following year he became the producer of more than half of the bullion lead in Sardinia.
He thus became one of the richest and renowned entrepreneurs in Sardinia, and was also the first President of the Chamber of Commerce of Cagliari, founded in 1862. In 1865, thanks to his great prestige, he was elected Member of Parliament for the constituency Rimini, his native town (IX legislature).
Always engaged in new ventures, Enrico Serpieri later began prospecting the area of Baueddu (Malacalzetta), in the Salto di Gessa, in partnership with the owners of the area, the Livorno traders Modigliani. He closed the smelting plant of Fluminimaggiore and built another at Funtanamare, placing it under the management of his friend Giulio Keller.
Indeed, already in 1863, he had lost is son Cimbro, and in 1867 his son Attilio also died, of malaria, soon after having fought as a volunteer, under Garibaldi, in the Third War of Independence.
Enrico Serpieri’s first born, Gian Battista, had on the other hand been tasked with expanding the family’s business in Greece, where there were other ancient heaps of lead-bearing waste rock, which were found to be so abundant that the business was able to operate on a much larger scale than in Sardinia.
When Enrico Serpieri died in Cagliari on 8 November 1872, it was Gian Battista who commissioned his funeral monument, which was erected in 1876 close by that of Cimbro and Attilio.
This work, created by the Roman sculptor Sisto Galavotti, consists in a great truncated pyramid with acroteria decorations, in white marble, decorated with high reliefs on three sides. On the sides the mythological allegories of Charity, Agriculture and Commerce allude respectively to the family virtues, the generosity of the deceased and the fact that, by reason of his undoubted entrepreneurial qualities, he had been President of the local Chamber of Commerce. The scene on the front, on the other hand, depicts the most important and consequential event of his life. The meaning of this scene is explained by the epitaph:
Member of the Assembly in 1849 in Rome
the first to face dangers
the last to surrender, protesting,
he opposed to the foreign invader
the unconquerable force
of the Law
The scene represents the forced entry of the French troops into the parliament hall of the young Roman Republic, to arrest its members in the name of Pope Pius IX. Enrico Serpieri, who was a member of the assembly, opposed the soldiers’ violence facing up to the invader who, illegally, had come to dissolve a legitimate, democratically elected government body.
Galavotti, to great effect, imbued these figures with a purist naturalism inspired by Canova, which tends to the romantic Verism and patriotic idealisation of the Risorgimento. The sword of the French officer, as stated by Cosimo Fadda, was missing even in 1907.
The monument bears no religious symbols, in line with the thought of Serpieri, who had joined the Freemasons.
The other inscriptions engraved on the monument demonstrate the will and constant libertarian and republican aspirations of Enrico Serpieri, and state respectively, on the right side:
in the days of exile
and hospitality
he gave comfort and honour
with untiring work
with clear faith
creating new industries
On the rear:
ENRICO SERPIERI
born in Rimini
on IX November MDCCCIX
a strong supporter
of the national Risorgimento
he endured prison and exile
always honouring his motherland
he died on VIII November MDCCCLXXII
in Cagliari
where he was a friendly host
municipal councillor
president of the chamber of commerce
member of parliament
knight of several orders
devoted to the public good
with rare dedication
and constant effort
On the left:
father and husband
example of virtue and affection
of great heart
his honoured name
was made dear to all
by his charitable deeds
The Roman Republic lasted from 9 February to 4 July 1849 and to its defence came people from all over Italy, thus giving rise to one of the finest pages in the history of the Risorgimento. Goffredo Mameli, author of our national anthem, was wounded on 3 June during the assault at Villa Corsini, occupied by the French, and lost his life at barely 22 years of age to defend his republican ideals.
Enricu Serpieri (1809-1872), monumentu traballau de Sistu Galavotti (1876)
Prus adattada a sa pinna de unu romanzeri, chi a cudda de su storicu, s’aventurosa e tribuliada navigatzioni in is aquas de sa vida chi si podit nai siat stetia s’esistentzia de su patriotu e imprendidori Enricu Serpieri hadi agatau su definitivu approdu cosa sua longu su viali centrali de su Campusantu beciu, a is peis de su monti de Bonaria a Casteddu.
Nasciu a Rimini in su 1809, de una famillia de industrialis de s’imbirdu e de cumerciantis, teniat sceti 21 annus e fiat frequentendi sa facultadi de Mexina in s’universidadi de Bologna candu a Parigi, de su 27 a su 29 de triulas de su 1830, funti sutzedias is “tres gloriosas diis” de avalottu populari, chi nd’hanti sciusciau de su tronu a Carlu X po nci setzi a Luisu Filippu, rei costitutzionali “de is Francesus”.
Is fatus de apalas de is Alpis hanti intzullau fermentu fintzas in Italia, aundi giai de meda sa burghesia progressista no nci dda fiat prusu a poderai su pesu de s’autoritarismu oscurantista chi sa Restauratzioni apusti napoleonica, de diora diventata tropu becia poi is tempus, hiat ghettau in is coddus de is abisongius de libertadi, sempri prus mannus, proprius de s’ora noa. Diaici in su friargiu de su 1831, provocaus de varias sotziedadis segretas rivolutzionarias e repubblicanas chi cunfidànta, po debadas, in s’agiudu de su nou guvernu francesu, aprimu in su ducau de Modena e apustis in is legatzionis de su Stadu pontificiu funti scopiaus violentus avalotus de protesta e varias cittadis hanti decrarau sa propria emancipatzioni de is monarcas insoru, donendi vida a unu primu embrioni de entidadi statuali indipendenti chi dd’hianta postu Provincias Unidas Italianas. Luegus perou, invocada de su papa, est lompia sa repressioni po manu de s’esercitu austriacu, chi ocupàda su confinanti renniu Lombardo-Venetu, intzandus uniu a sa corona asburgica, cun sa totali derrota de is arrebugius in sa batallia de is Cellas, acanta de Rimini, su 25 de martzu de su propriu annu. Su 26 de abrili afattanti, daboi, est arrutta fintzas sa pratzaforti de Ancona, e sa “Legioni Pallade”, aundi hianta militau Enricu Serpieri e medas atrus studiantis universitarius cumpangius cosa sua, est stetia de totu annientada. Funti incumintzaus, diaici, is arrestus e is processus sumarius contra de is “cospiradoris”: Serpieri s’est salvau fuendisi’ a Marsillia, ma espelliu de sa Francia hat agatau arrefugiu a Santu Marinu, de aundi hat sighiu sa propria faina insurretzionalista iscriendisi’ a sa Giovine Italia de Giuseppi Mazini.
Candu a pustis, in Romagna, su movimentu mazzinianu s’esti sgliescau, Serpieri e atrus patriotus hanti fundau sa “Legioni Italica”, chi s’agattàda puntuali in primu linia, in su 1843, a su scopiu de is avalotus de Bologna.
In su mesi de austu de cuddu propriu annu sa politzia borbonica hiat scobertu una congiura chi boliat promovi un’insurretzioni repubblicana in su renniu de is Duas Sicilias. In su progetu fiat interessàda fintzas sa Craboneria de Bologna, e gratzias a su sequestru de unas cantu litras cumpromitentis ndi fianta stetius scobertus is cumandantis, luegus sinnialaus a sa politzia papalina chi ddus hiat arrestaus. S’autu hat provocau un’avalotu populari, chi s’est risolviu su 24 de austu in sa batallia campali·de Castel del Rio: s’armada de is arrebellaus, mali cumbinada e peus organizada, hat depiu sucumbi contras a s’esercitu regulari de is zuavus pontificius e medas funti stetias is bociduras e is afattantis incarceratzionis de ferius e scampaus.
In su mesi de cabudanni a s’arrebellai funti stetias Imola e Ravenna ma innoi puru sa repressioni papalina est stetia inflessibili.
In su 1844 is arrebugius funti stetius giudicaus in d-unu grandu processu colletivu chi si fiat tenniu a Bologna, celebrau in manera tanti pagu giusta e tanti crudeli de fai orresci finas a su cancilleri austriacu etotu, su principi von Metternich: medissimas funti stetias is cundennas a morti e severissimas cussas a sa pena detentiva. A Enricu Serpieri est stetiu donau s’ergastulu, de scontai in sa mali famada Roca di San Leo.
In su 1846 perou, pesendi a sa cadira pontificia, Pio IX hat cuncediu s’amnistia a totus is presoneris politicus e Serpieri est stetiu scarcerau. Atturau luegus scuntentu de s’atitudini de su nou papa, chi is patriotus italianus si fiant illudius de podi cunsiderai su chi hiat a essi guidau su risorgimentu natzionali, in is annus 1848-1849 Serpieri est stetiu deputau de Rimini in sa Costituenti romana, chi hat decrarau decadia sa monarchia pontificia e hat proclamau sa repubblica. Arrutta sa Repubblica Romana Serpieri est fuiu a Torinu, ca su Piemonti s’intendiat in s’obbligu morali de acolli is tantis disterraus de sa malafortunada prima guerra de Indipendentzia. In donnia manera, po sa timoria chi podèssinti congiurai fintzas contras a su renniu sabaudu, a is repubblicanus prus alluttus est stetia destinada sa residentzia in Sardigna.
Pro custu motivu, in su 1850, Enricu Serpieri s’est trasferiu in s’isula cun sa famillia, pighendi sa diretzioni de sa miniera de Gibas, acanta de Portu Corallu – Bidda de Putzu, chi apartenìada a sa genovesa Sotziedadi de s’Unioni Minieras Sulcis Sarrabus in Sardigna.
Cinc’annus apusti perou sa miniera s’est prena de aqua, po un’unda manna chi fiada arribàda, i est stetiu detzidiu de dd’abbandonai. Serpieri dd’hiat acabàda in mesu ’e sa ’ia ma a ddu sarvai est benniu su conti Pedru Beltrami, amigu personali e cumpangiu cosa sua in s’impunnàda cospirativa contras a su guvernu pontificiu e daboi in s’esiliu, chi si fiat postu a cabu de un’asienda po sa produsidura de su craboni de linna. Enricu Serpieri est stetiu pigau a traballai cumenti ispettori forestali, e in custa noa faina, chi dd’hat fattu percurri tantis logus de s’isula, hat tentu sa sorti de scoberri is grandus discarrigas de scadras de prumu amuntonadas acanta ’e Domunoas, avantzu de s’imperfetta scalladura chi ndi fiat stetia fatta in edadi romana e medievali e duncas ancora meda arricas de metallu. Sa speciali esperientzia cosa sua de scalladori de imbirdu, achirìa in s’asienda de famillia, dd’hiat fattu benni s’idei de torrai a ddas scallai ingunis etotu, in artuforrus alimentaus cun craboni de linna e craboni coke: su produsiu finiu s’hiat a essi rivelau cuncurrentziali, cantu a su costu, gratzias a su fatu chi sa provvista de su minerali si hiat a essi potzia fai traballendi in cavas asutta ’e celu, intamis chi aintru profundas gallerias de miniera.
Comporaus duncas is terrenus prus arricus, in sotziedadi cun s’oficina Bouquet de Marsiglia chi traballàda mineralis de prumu, in su 1858 hadi imprantau unu modernu scallatoriu capassi de tratai casi 10 tonnelladas de scadras a sa di’, cun d-una produsidura quotidiana de mesu tonnellada de prumu de opera.
Sa sorti de s’impresa est stetia tali de permiti a Enricu Serpieri, in pagu tempus, de nd’achiriri totu sa propriedadi atzionaria, comporendindi fintzas sa parti francesa. In su 1861, duncas, hiat potziu fabricai unu nou scallatoriu a Frumini Maiori – fendiddu guvernai de is fillus Attiliu e Cimbru chi, dinnius de su babbu po is sentimentus patrioticus, in cuddu momentu fianta de pagu torraus de sa segunda guerra de Indipendentzia – e giai s’annu afattanti si fiat agatau a essi su produsidori de prus de sa metadi de totu su prumu de opera sardu.
Diventau diaici unu de is imprendidoris prus arricus e ascuttaus de sa Sardigna, est stetiu fintzas su primu presidenti de sa Camera de Cumerciu de Casteddu, fundada propriu in su 1862. In su 1865, po su grandu prestigiu chi si fiat guadangiau, est stetiu eligiu deputau a sa Camera po su nativu collegiu de Rimini (in sa IX legisladura).
Atturau sempiri unu traballadori incansabili, a pustis Enricu Serpieri hat incumintzau sa circa mineraria fintzas in sa zona de Baueddu (Malacalzetta), in su Sartu de Gessa, de acordiu cun is cumerciantis livornesus Modigliani, chi ndi fianta is proprietarius, e serràu su scallatoriu de Frumini Maiori nd’hat fabricau un’atru a Funtanamari, ponendiddi po direttori a s’amigu Giuliu Keller.
Giai in su 1863, infatis, hiat perdiu su fillu Cimbru, e in su 1867 fiat mortu de malaria fintzas su fillu Attiliu, de pagu impatriau in Sardigna apusti d’essi torra gherrau cumenti voluntariu, a is ordinis de Garibaldi, in sa tertzia guerra de Indipendentzia.
Su fillu mannu Giuanni Battista, invecis, hiat tentu s’incarrigu de nci portai su progetu imprenditoriali de famillia in Grecia, aundi fianta stetias incontradas atras discarrigas antigas de scadras de prumu, chi si funti amustadas talmenti abundantis de permiti a s’asienda de diventai meda prus manna e prus arrica de cussa sarda.
Candu Enricu Serpieri est mortu, a Casteddu, s’8 de donniasantu de su 1872, est stetiu duncas Giuanni Battista a ndi cumandai su monumentu funebri, pesau in su 1876 acanta de cussus de Cimbru e de Attiliu.
S’opera, fatta de su scultori romagnolu Sistu Galavotti, cunsistidi in d-una colossali piramidi sconcada e acroteriada in marmuri biancu, decorada a arturilievu in tresi de is facis cosa sua. In is costaus is allegorias mitologicas de sa Caridadi, de sa Laurera e de su Cumerciu allùdinti s’una a is virtudis familiaris, a sa generosidadi nodia de su mortu, e is atras a su fatu chi, po is craras suas calidadis de imprendidori, issu fiat stetiu presidenti de sa locali Camera de Cumerciu. In su fronti, invecis, su logu est riservau a sa cronaca de su fattu principali e chi hat portau prus mannas cunseguentzias in sa vida de su Serpieri. Cumenti chi fèssidi una didascalia, su chi bolit nai sa scena scolpia est accrarau de s’iscritzioni:
DEPUTATO NEL 1849 IN ROMA
PRIMO AI PERICOLI
ULTIMO A CEDERE PROTESTANDO
ALLO STRANIERO INVASORE
OPPOSE LA FORZA DEL DIRITTO
INESPUGNABILE
Sa scena rapresèntat s’intrada de is soldaus francesus in s’aula de su parlamentu de sa giovuna Repubblica Romana, bennius po nd’arrestai is deputaus in nomini de su papa-rei Piu IX. Enricu Serpieri, chi fiat parti de s’assemblea, s’oponit a sa violentzia militari afrontendi a s’invasori chi, in manera illegali, beniat a sciolli un’organismu de guvernu legitimu, ca fiat stetiu eligiu in manera democratica.
Su Galavotti, cun grandu effettu, hat cunformau custas figuras a unu naturalismu purista de derivatzioni canoviana, chi càstiada a su verismu romanticu e a s’idealizatzioni patriotica risorgimentali. Sa spada de s’uficiali francesu, cumenti hat testimoniau Cosumu Fadda, fiat mancanti giai in su 1907.
In su monumentu no ddoi hadi simbulu religiosu perunu, in cunformidadi a is orientamentus ideologicus de su Serpieri chi si fiat iscrittu a sa massoneria.
Sas atras iscritzionis atacheddadas in su monumentu, solidu e forti cumenti funti stetias sa voluntadi e s’incessanti aspiratzioni libertaria e repubblicana de Enricu Serpieri, cumintzendi de cussa a manu deretta rèsanta:
I GIORNI DELL ‘ESILIO
E LA OSPITALITA’
CONFORTAVA ONORAVA
CON LAVORO ASSIDUO
CON FEDE SPECCHIATA
NUOVE INDUSTRIE CREANDO
A faci ’e palas:
ENRICO SERPIERI
NATO A RIMINI
IL IX NOVEMBRE MDCCCIX
DEL RISORGIMENTO NAZIONALE
STRENUO PROPUGNATORE
PATI’ CARCERE ESILIO
SEMPRE ONORANDO LA PATRIA
MORI’ LI’ VIII NOVEMBRE MDCCCLXXII
IN CAGLIARI
DOVE OSPITE AMABILISSIMO
CONSIGLIERE COMUNALE
PRESIDENTE LA CAMERA DI COMMERCIO
DEPUTATO AL PARLAMENTO
CAVALIERE DI PIU’ ORDINI
AL BENE PUBBLICO
CON RARA OPEROSITA’
INTESE COSTANTEMENTE
A manu manca:
PADRE E SPOSO
ESEMPIO DI VIRTU’ D’AFFETTO
DI UMANISSIMO CUORE
IL NOME SUO ONORATO
RENDEVA CARO A TUTTI
BENEFICANDO
Sa Repubblica Romana fiat durada de su 9 de friargiu a su 4 de triulas de su 1849 e a dd’amparai fianta arribadas gentis de totu s’Italia, scriendi aici una de is prus bellas paginas de storia de su Risorgimentu. Feriu su 3 de lampadas duranti s’imbistida contras a Villa Corsini, ocupàda de is francesus, po s’ideali repubblicanu hat perdiu sa vida a 22 annus sceti fintzas Goffredu Mameli, autori de s’innu natzionali nostru.


